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Capitolo Otto. John Locke: i limiti della ragione.


Paragrafo 1 . La scienza e la filosofia in tribunale.

     
Il  diciassettesimo secolo sembra scorrere illuminato da quel "lume
naturale della ragione" di cui amava parlare Descartes. La  scienza
moderna  non   altro che l'applicazione della ragione,  libera  da
pregiudizi, alla conoscenza del mondo esterno; l'intero universo si
snoda, con la precisione e l'esattezza di un teorema matematico, di
fronte  alle  ricerche di Galileo, Keplero, Newton e  dello  stesso
Descartes che lo immagina come una macchina perfetta.
     La   ragione    in  grado  di  scoprire  e  produrre  modelli
inimmaginabili nel passato e, proprio grazie a Descartes,  acquista
la   consapevolezza  del  proprio  ruolo  fondante  di  un   sapere
epistemico,  cio  della  possibilit  di  un  proprio  dominio   -
immediato  oppure attraverso un continuo progresso - sul Tutto.  La
ragione  pu  svolgere questo ruolo perch i concetti  e  le  idee,
innate  o  acquisite  attraverso l'esperienza,  albergano  nel  suo
interno: sono scese dal mondo iperuranio nella mente degli uomini.
     Questa  la grande differenza tra l'idealismo platonico  e  il
razionalismo  cartesiano (e moderno in generale): mentre  il  primo
presuppone  una realt metafisica esterna che attira  a  s  l'uomo
desideroso  di  sapere  - cio il filosofo -  come  l'amato  attira
l'amante, il secondo parte dalla realt metafisica dell'uomo  -  il
suo  essere  soggetto pensante (res cogitans) - per proiettarsi  al
proprio esterno nella scoperta del reale, fisico e metafisico,  che
 fuori di s.
     Nell'Et  moderna, il filosofo e lo scienziato  da  amanti  si
fanno  cacciatori  e  spesso, come nel mito di Atteone  evocato  da
Giordano Bruno, da cacciatori diventano prede: la ricerca parte dal
soggetto e sul soggetto si chiude.
     Nel  diciassettesimo secolo la ragione, che ha scoperto la sua
straordinaria  capacit  di  produrre conoscenza,  ,  proprio  per
questo  motivo, trascinata in tribunale. Dalla condanna di Bruno  a
quella  di  Galileo,  dal  timore  di  Descartes,  che  rinvia   la
pubblicazione  delle  proprie opere o  cerca  di  "mascherarne"  il
contenuto,  all'esilio  di Hobbes, la vita  dei  filosofi  e  degli
scienziati  del Seicento  costellata di processi, condanne,  fughe
ed  esili,  mentre  l'Europa  dilaniata da  guerre  e  rivoluzioni
combattute in nome della religione.
     
     p 177 .
     
     La  scienza e la filosofia sono, loro malgrado, trascinate  in
tribunale  dalla "politica". E' naturale, quindi, che a loro  volta
portino la "politica" davanti al tribunale della ragione.
